In assenza di luce naturale, il progetto illuminotecnico diventa lo strumento attraverso cui un visitatore percepisce lo spazio, ne comprende la storia e ne coglie gli elementi più significativi. La luce è chiamata a rivelare il patrimonio esistente senza alterarne l’identità, accompagnando la scoperta di luoghi spesso nascosti e poco accessibili.

Ipogeo dei Cristallini, Napoli
Nel cuore del Rione Sanità, quartiere che negli ultimi anni è stato protagonista di un importante percorso di rigenerazione culturale, l’Ipogeo dei Cristallini rappresenta una delle più significative testimonianze della Napoli ellenistica. Il complesso è composto da quattro camere funerarie risalenti al IV secolo a.C., originariamente concepite come sepolture fuori terra e oggi conservate nel sottosuolo della città.
La riapertura al pubblico dell’Ipogeo dei Cristallini, avvenuta nel giugno 2022 dopo un lungo intervento di studio e restauro, nasce dalla volontà della famiglia Martuscelli, erede della proprietà storica del sito, di restituire alla città uno dei più importanti esempi di architettura funeraria ellenistica conservati in Italia. Un progetto che si inserisce nel più ampio percorso di rigenerazione culturale del Rione Sanità, oggi protagonista di numerose iniziative dedicate alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico del quartiere.
La principale sfida progettuale consisteva nel restituire al visitatore la percezione originaria di questi spazi senza introdurre elementi estranei al loro carattere. Il concept illuminotecnico nasce per questo dalla fiaccola, uno dei più antichi strumenti di illuminazione utilizzati dall’uomo. All’interno delle camere funerarie e del corridoio la luce assume tonalità particolarmente calde, evocando la presenza del fuoco e accompagnando il visitatore in un’esperienza coerente con la natura del luogo. La scala di accesso è invece caratterizzata da una luce più fredda, che richiama la luce naturale proveniente dall’esterno e segna simbolicamente il passaggio tra la città contemporanea e il mondo sotterraneo dell’ipogeo.

Fin dalle prime fasi del progetto è emersa la necessità di sviluppare soluzioni dedicate. Le particolari condizioni ambientali, caratterizzate da elevati livelli di umidità, e la volontà di ridurre al minimo l’impatto visivo degli apparecchi hanno portato alla progettazione di elementi realizzati appositamente per questo intervento. Tra questi, una lampada da terra ispirata alla forma della fiaccola che integra, attraverso due steli, una sorgente luminosa decorativa con un riflettore specchiato, pensata per evocare il bagliore del fuoco, e dei piccoli proiettori destinati all’illuminazione puntuale dei dettagli architettonici e decorativi delle tombe. Il sistema è completato da elementi lineari utilizzati per valorizzare le superfici attraverso una luce radente.

Chiesa di Santa Maria di Loreto, Roma
Il progetto per la Chiesa di Santa Maria di Loreto nasce dalla collaborazione con il Pio Sodalizio dei Fornai, antica corporazione romana che ancora oggi svolge attività di assistenza e sostegno per la categoria. La chiesa rappresenta il cuore simbolico della comunità e il principale patrimonio custodito dall’ente, che ha promosso un più ampio intervento di valorizzazione degli spazi.
Il progetto illuminotecnico interessa sia l’aula della chiesa, dove la luce contribuisce a restituire una lettura più chiara dell’architettura e dell’apparato decorativo, sia gli ambienti sotterranei del complesso. È proprio nell’ipogeo, e in particolare nel putridarium, che il progetto affronta le sfide più particolari.
Il putridarium è un ambiente funerario oggi non visitabile, utilizzato in passato durante il processo di sepoltura dei confratelli. Si tratta di uno spazio raccolto e suggestivo, caratterizzato da una forte componente simbolica e da un’atmosfera naturalmente oscura. In questo contesto la luce non è pensata per cancellare il mistero del luogo, ma per renderlo leggibile mantenendone intatto il carattere.

Anche in questo caso il concept progettuale prende origine dal fuoco. La luce calda delle lanterne e delle fiaccole, utilizzate per secoli per attraversare catacombe e luoghi di sepoltura, diventa il riferimento per la costruzione dell’impianto. Piccoli elementi luminosi accompagnano il percorso e mettono in evidenza le decorazioni e le nicchie più significative, mentre la luce proveniente dalla scala di accesso segna il rapporto tra lo spazio sotterraneo e il mondo esterno.
Come per l’Ipogeo dei Cristallini, la luce diventa uno strumento di interpretazione del patrimonio: non un elemento scenografico fine a sé stesso, ma un mezzo per rendere accessibili luoghi normalmente nascosti, favorendone la comprensione e la valorizzazione culturale.
Questi interventi dimostrano come la luce possa svolgere un ruolo significativo nella valorizzazione culturale, non soltanto all’interno di grandi istituzioni museali o monumentali, ma anche grazie all’impegno di realtà private, associazioni e famiglie che scelgono di investire nella tutela e nella restituzione alla collettività del proprio patrimonio.
Allo stesso tempo raccontano un approccio progettuale che parte sempre dall’ascolto del luogo e delle sue specificità. Ogni spazio presenta esigenze differenti e richiede risposte dedicate: dalla definizione del concept fino allo sviluppo di soluzioni e prodotti progettati su misura.
